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CARTESIO

Egli nasce il 31 marzo 1596 da una nobile famiglia di avvocati a La Haye, in Turenna (Francia). Compie i primi studi in casa sotto la guida di un precettore e successivamente in un collegio gesuita, dove studia logica, fisica, matematica e le dottrine umanistiche. Finito il collegio e compiuti i 18 anni decide volontariamente di entrare nell’esercito, dal quale uscirà sotto consiglio di Isaac Beeckman: scienziato olandese che lo spingerà a concentrarsi sullo studio della matematica e della fisica. In seguito viaggia molto e si reca anche in Italia, dove soggiorna a Venezia, Roma e Firenze. Entrando in contatto con numerosi studiosi e soprattutto con il cardinale Pierre de Bérulle, approfondisce la sua conoscenza scientifica e il suo pensiero sulla religione. A causa dei suoi scritti, in cui elabora una nuova tipologia di pensiero che viene considerato eretico e immorale, viene vietato l’insegnamento della sua dottrina in diverse università. Subirà un trattamento che a tratti ricorda quello inflitto a Galileo Galilei. Deluso da questo ambiente ostile, accetta l’invito della regina Cristina di Svezia e si reca alla sua corte, luogo in cui morirà a causa di una grave infezione polmonare l’11 febbraio 1650

Cartesio ritiene che occorra individuare un metodo rigoroso di conoscenza, il quale deve prendere a modello il rigore e la chiarezza del metodo matematico, pertanto elabora le quattro regole del metodo: 

1. evidenza, ovvero solo le idee chiare e distinte sono da considerare vere;

2. analisi, ovvero che occorre scomporre i problemi nelle loro parti elementari;

3. sintesi, cioè bisogna passare gradualmente dalle conoscenze semplici a quelle complesse;

4. enumerazione, quindi è necessaria una revisione generale di tutte le fasi precedenti del processo conoscitivo.

Egli ricerca un fondamento certo del sapere attraverso il dubbio metodico la cui estensione è il dubbio universale, iperbolico, in base al quale si giunge a dubitare di ogni cosa, IPOTESI DEL GENIO MALIGNO INGANNATORE. 

Sostiene inoltre che l'unica certezza è rappresentata dal cognito, cioè l'intuizione immediata del proprio esistere come soggetto pensante: COGNITO, ERGO SUM

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